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Gerardo Bartoccini · Bye Bye Lazybird (Dodicilune 2010)

Musicians:

Max Ionata - tenor sax
Pietro Lussu - piano
Gerardo Bartoccini - double bass
Marco Valeri - drums

Tunes:

Tesi - Amigo Cohiba - Il piccolo Luca - Bye Bye Lazybird - Joker - Oikos - Aglio Eolio - Opus Incertum - Hale Bop II (all composed by G.Bartoccini)

Sample audio clips:

1. Tesi
2. Amigo Cohiba
3. Il piccolo Luca
4. Bye Bye Lazybird
5. Joker
6. Oikos
7. Aglio Eolio
8. Opus Incertum Q
9. Hale Bop II

Official site:
http://www.dodicilune.it/ed268.htm

 

Introduction / Presentazione

“Bye bye lazybird” è il mio terzo CD da leader. Segue “Denti di velluto”, pubblicato nel 1997, e “Twilight”, pubblicato nel 2002.
Contiene una raccolta di brani originali, frutto della mia ricerca compositiva degli ultimi anni.
Le atmosfere spaziano dallo swing al latino, dal funk al jazz waltz, con una matrice comune dovuta al suono e allo stile interpretativo del quartetto.
Non è un disco di un contrabbassista: la mia passione per la composizione mi porta a privilegiare l’organizzazione e l’architettura dei brani piuttosto che il mio aspetto solistico.
Il quartetto nel suo organico attuale rappresenta la forma migliore per l’interpretazione di questi brani, riuscendo a fondere il legame con la tradizione e l’approccio personale all’esecuzione.
Devo ringraziare Max, Pietro e Marco per l’energia e l’ispirazione che hanno saputo mettere nell’interpretazione dei brani.
Il materiale non è stato scritto “per il CD”. Ogni brano ha una sua storia. “Tesi” è un brano scritto a tesi, nel tentativo di utilizzare quasi esclusivamente, durante il brano, la stessa figura armonico-ritmica, modulata e traslata al servizio della melodia. In “Amigo Cohiba” ho tentato di inserire le armonie e melodie del mio mondo in un ritmo di ispirazione cubana. “Il piccolo Luca” è un jazz waltz dedicato al mio nipotino, composto subito dopo la sua nascita. “Bye Bye Lazybird”, direttamente ispirato allo standard “Bye Bye Blackbird” e al brano di John Coltrane “Lazybird”, non contiene, al suo interno, nessuna citazione esplicita dei due brani. Completano il CD “Joker”, brano latino, “Oikos”, brano lirico su tempo rubato, “Aglio Eolio”, uno swing un po’ retro’, una sorta di omaggio agli anni 50-60, “Opus Incertum Q”, blues in 6/8 dedicato a Stanley Kubrick, e “Hale Bop II”, un funk in 7/8 sulla falsariga di un brano incluso in “Twilight”.

“Bye bye lazybird” is my third CD as a leader.
It follows “Denti di velluto”, released in 1997, and “Twilight”, released in 2002.
It features a number of original tunes, fruit of my research as a composer during last years.
Tunes’ atmospheres go from swing to latin, from funk to jazz waltz, with a shared matrix due to sound and quartet’s interpretative style.
It’s not a double bass player record: my passion for composing makes me privilege tunes’ organization and architecture rather than my soloist aspect.
Current quartet personnel represents the best form for tunes’ interpretation, being able to blend jazz legacy with execution personal approach.
I have to thank Max, Pietro and Marco for the energy and the inspiration they put in tunes’ playing.
The repertoire has not been written “for the CD”. Each tune has got its own story. “Tesi” is a thesis tune (“Tesi” in italian), written with the aim to use almost exclusively, during the tune, the same harmonic-rhythmic figure, modulated and transposed according to melody. In “Amigo Cohiba” I tried to put my own world’s harmonies and melodies in a Cuban-inspired rhythm. “Il piccolo Luca” is a jazz waltz dedicated to my little nephew, composed just after his birth. “Bye Bye Lazybird”, directly inspired to the standard “Bye Bye Blackbird” and to John Coltrane’s tune “Lazybird”, doesn’t contain any explicit quoting of both tunes.
The CD also features “Joker”, a latin tune, “Oikos”, a lyrical tune on a tempo rubato, “Aglio Eolio”, an old-fashioned swing tune, a sort of tribute to 50’s-60’s, “Opus Incertum Q”, a 6/8 blues dedicated to Stanley Kubrick, and “Hale Bop II”, a 7/8 funk tune, based on a tune featured in “Twilight”.

Gerardo Bartoccini

Reviews / Recensioni

Un mainstream senza fronzoli e fiero d’essere tale: le composizioni sono tutte originali e frutto di una maturità nata dal palco e dallo studio della tradizione jazz.
Il quartetto è estremamente ben amalgamato e fondato sulle solide basi del carrello trasportatore di Valeri e Bartoccini. Non mancano soprese e momenti suggestivi, come l’introduzione de Il piccolo Luca, ninna nanna che si apre come un carillon. Ionata e Lussu si calano perfettamente nelle linee disegnate da Bartoccini mostrando gusto e immedesimazione.
Bye Bye Lazybird è poi un piccolo capolavoro, frutto di un cortocircuito tra la rilettura del tema melodico di Bye Bye BLackbird e le armonite e l’incedere del coltraniano Lazy Bird: una citazione al quadrato che offre il titolo a tutto l’album.
Molto accattivante è anche Joker, la cui introduzione mostra Bartoccini che apre in solitudine un tema incalzante basato su un ostinato ritmico. Come un cerchio che parte da Tesi, il tutto si chiude con un’ironica Hale Bop II, che indica quale sia lo spazio siderale entro cui viaggia la musica qui proposta.

Michael Alberga

Musica Jazz - Dicembre 2010

Il disco mette in luce l'abilita' di Bartoccini di calarsi nei differenti ruoli di band leader, compositore e contrabbassista, presentando una musica che alterna temi hardbop (Bye Bye Lazybird), brani riff-oriented (Aglio Eolio), temi ritmici (Opus Incertum Q) e ballad. Tesi e' un potente fast, il tema melodico (con un bel B poliritmico) lancia soli ispirati, sostenuti dalla ritmica implacabile di Bartoccini e Valeri, mentre Amigo Cohiba si muove sulle stesse coordinate con un sound piu' afro. Il piccolo Luca e' un ballad aperta da una bella intro: il tema limpido si muove su armonie fitte, con un pregevole solo del leader, in ottima evidenza anche nella lunga intro di Joker; Oikos e' invece un brano molto articolato, con una lunga intro/coda di sax appoggiata da tutta la band, inframmezzata da una parte in trio a contrasto. Esemplare la band che esalta la scrittura ricca di varieta' del leader con groove incalzanti ed esecuzioni energiche.

Eugenio Mirti

Jazzit

http://www.jazzit.it/2010/08/30/e-uscito-jazzit-n-60-settembreottobre-2010/

Ascoltare un cd non dall’inizio ma dal brano che gli dà il titolo. E’ il consiglio per chi si trovasse di fronte a Bye Bye Lazybyrd, titolo che suona a metà fra Bye Bye Baby della Monroe e Blackbyrd dei Beatles; ma che non deve trarre in inganno: si tratta di jazz a tutto tondo. Il particolare riferimento è alla quarta traccia del cd edito dalla Dodicilune che contiene un brano ben rappresentativo della poetica musicale di Gerardo Bartoccini, a cui l’album è intestato.
Una ballad da cui emerge in piena evidenza la possibilità che ha un contrabbasso, il suo, di effettuare una mutazione di genere, da comprimario ritmico a baricentro lirico-melodico, sperimentata già, in esposizione di temi oltre che in assoli, da grandi bassisti del passato.
E’ qui che il nostro Lazybyrd pizzica da solista corde (ma in latino cor cordis non sta per cuore?) vibranti a livello di tensione acustica e interpretazione emotiva.
Ben amalgamata la formazione con il metronomico drumming di Marco Valeri, l’armo/percussivo Pietro Lussu al pianoforte e l’aggiunta del sax di Max Jonata a dar fiato, anzi voce all’insieme su cui, assunte le ali del Byrd-Uccello non più Lazy-pigro, le trascina in avanti compiendo acrobatici voli sopra e sotto il pentagramma.

(a cura della redazione - Il Corriere del Sud)
http://www.corrieredelsud.it/site/modules/article/view.article.php?a17347

C'era una volta l'America ed il jazz che sconvolgeva anche le viscere. Sembra, da qualche tempo a questa parte e fatte le dovute eccezioni, che il baricentro della musica afroamericana si sia spostato nel "Vecchio Continente". E dall'Italia giungono segnali sempre più positivi – fatte sempre le dovute eccezioni, però – a rimarcare tale assunto.

Tra le felici novità del nostro Paese, può annoverarsi, senza dubbio alcuno, Gerardo Bartoccini che, nonostante abbia un bel fardello d'esperienze (anche rockettare) sulle spalle, è al suo primo disco da leader assoluto. Bye Bye Lazybird, licenziato dall'attenta e lungimirante Dodicilune, nasce interamente dalla sua penna: nove composizioni che masticano il modern mainstream, svecchiandolo dalle ragnatele del passato e spolverandolo con una buona dose di raffinati colori europei.

Si avverte subito l'humus favorevole tra i quattro musicisti, tutti all'altezza. Il sound non è mai imbrigliato nell'autoreferenzialità degli improvvisatori. Tra il leader e Pietro Lussu il sodalizio è già da tempo consolidato, compagno d'avventura del Gerardo Bartoccini 4tet. Il pianista romano ha tecnica e talento da vendere e riesce a muoversi, senza macchia, tra stili differenti. Prova ne è Amigo Cohiba dove accarezza stride, latin e folate tristaniane, con perfetta conoscenza delle reciproche sfumature.

Max Ionata sa guidare il suo sassofono con un timbro seducente ed un linguaggio personale post-bop. L'ottima fantasia ritmica di Marco Valeri, dà un sostegno solido ed imprescindibile. Bartoccini, oltre a mostrare la sua padronanza dello strumento ed un grande senso ritmico, palesa una grana di suono molto ricca ed una verve compositiva di vaglia.

In Bye Bye Lazybird non si fanno esperimenti, perché non ce ne è bisogno. La musica scorre con incredibile piacevolezza, anche nell'ambito di rassicuranti armonizzazioni mainstream. Tra i nove brani spiccano anche Il Piccolo Luca una ninna nanna con un intro di piano ad effetto carillon che dà voce ad una suadente ballad/waltz dove il contrabbassista romano si ritaglia lo spazio per un solo dalla lucente cantabilità. Nella title –track è poderoso l'interplay del quartetto, che funziona al meglio e Ionata spreme il succo del sassofono. La bella Joker, dal trattamento armonico molto moderno, che si muove con scioltezza sui tasti di Lussu, autore di interventi di particolare spessore su tempi differenti ed alternati. Bartoccini curva la materia sonora nell'audace Oikos con i timbri che migrano da uno strumento all'altro, arpeggiati e diluiti.

Un disco che pone in evidenza la maturità del contrabbassista e che suona privo di luoghi comuni e strutture desuete ed è ottimamente confezionato.

Alceste Ayroldi per Jazzitalia
http://www.jazzitalia.net/recensioni/byebyelazybird.asp

Secondo alcune abitudini, per quanto riguarda la musica afroamericana, lo spettro di Miles Davis si aggira di frequente nei vari dischi di jazz usciti negli ultimi anni. Gerardo Bartoccini valente bassista nostrano, licenza per la Dodicilune un'ottimo lavoro, ricco di sfumature davisiane(periodo '63-'67), dal suono caldo, e trova nei suoi compagni d'avventura, Max Ionata al sax, Pietro Lusso al piano e Marco Valeri alla batteria, dei valenti musicisti che ne indicano una grande flessibilita' musicale. Con molte esperienze alle spalle (ha suonato con Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Heddie Henderson) il cd si fà ascoltare molto bene, gradevole nell'insieme, rimane efficace sia nei brani veloci che in quelli più lirici.

"Tesi", "Il piccolo Luca" e "Oikos" sono dotati di un feeling molto particolare e oculato, "Joker" e "Hale bop" si adagiano su terreni morbidi con trame sonore molto coinvolgenti. Prendendo spunto dai suoi padri putativi come Dave Holland e Glen Moore, il bravo Bartoccini organizza delle ottime session, per inpersonare uno spregiudicato jazz degli anni zero, con la consapevolezza di non sbagliare mai.

Recensione di Maggioli Giuseppe
Data di pubblicazione 03/06/2010
http://www.attikmusic.com/contenuti/news-6945/GERARDO-BARTOCCINI-BYE-BYE-LAZYBIRD

Non sono molti i jazzisti italiani ben conosciuti in terra britannica. Specialmente se non siano gia' affermati. Se la scena del Regno Unito da una parte puo' risultare piuttosto chiusa, e dall'altra certamente la posizione geografica avvantaggia di piu' i musicisti francesi, che non devono far alttro che attraversare la Manica per venire a suonare qui e farsi cosi' conoscere, tuttavia chi come chi scrive bazzica l'italico suolo per 3-4 mesi all'anno sa che di contro i giovani jazzisti italiani stanno bene nel loro orticello, riescono a suonare in un certo numero dei tantissimi festival che spopolano lungo la Penisola praticamente durante tutto l'arco dell'anno, favoriti dalle condizioni climatiche, e sono pochissimi quelli che vincono la pigrizia di spostarsi fuori dall'Italia, avendo semmai come meta l'irraggiungibile mito degli USA. Ecco che di Max Ionata ci arrivano gli echi di rimbalzo addirittura dal Giappone, anziche' direttamente dalla madrepatria, ed in questo modo ci giunge notizia anche di questa formazione del contrabbassista Gerardo Bartoccini, con Pietro Lussu al piano e Marco Valeri alla batteria. Un gruppo dinamico, nel quale, se la partecipazione occasionale di Ionata diventa la punta di diamante di questa nuova uscita, il collante e' certamente sempre rappresentato dal leader Bartoccini e dal piano di Lussu, presente fin dal disco d'esordio, "Twilight". Composizioni tutte del contrabbassista, con gran lavoro di Valeri in Tesi, i colori latini di Amigo Cohiba, la delicata Il piccolo Luca con andamento in tre movimenti e sentito assolo di Bartoccini, un'interessante rilettura di Bye Bye Blackbird, qui trasformata in Bye Bye Lazybird con splendide imporovvisazioni, quindi Joker, con un'avvincente introduzione del contrabbasso, l'energica esposizione di Oikos, che lascia spazio all'improvvisazione del piano. E ancora i blues lenti Aglio Eolio, dove non manca una punta di ironia, e Opus Incertum Q, il primo in tonalita' maggiore e l'altro in minore, e per finire una nuova versione di Hale Bop (II), brano gia' presente nel primo album che ospitava la tromba di Eddie Henderson, e su cui qui Ionata non sfigura per niente. Un disco che e' un buon ambasciatore del jazz italiano.

Andrew Rigmore

http://www.jazzcolours.it/

Terzo CD in ordine di tempo, il presente Bye Bye Lazybird, segue Denti di velluto del 1997 e Twilight del 2002. Quasi otto anni di distanza dall'ultima pubblicazioone di Bartoccini nelle vesti di band leader, hanno permesso a quest'album di esibire una notevole crescita stilistica ed una piena maturita' artistica. I nove brani in scaletta sono tutti originali e offrono una visuale completa di tutte le sfumature compositive di questo eccellente contrabbassista, capace di infondere al jazz sfumature latin, funk e post bop. La struttura base del quartetto con pianoforte sembra congeniale per la scrittura di Bartoccini, che nelle vesti di strumentista si ritaglia un ruolo del tutto consustanziale alle partiture, senza compiere colpi di testa.

Le diverse ispirazioni di mondi musicali esplorati o tutti da scoprire emergono in tracce come Amigo Cohiba, dagli evidenti intenti cubani e nella funkeggiante Hale Bop II. Affascinante il recupero della figura ritmica in 6/8, capace di creare un incedere fascinoso alla misteriosa Opus Incertum Q. I momenti piu' intensi, dal punto di vista emotivo, affiorano tuttavia nell'omaggio accorato a Coltrane in Bye Bye Lazybird e nella dolcissima Il piccolo Luca.

Simone Bardazzi

Audiophile sound http://www.audiophilesound.it/

Questo disco realizza qualcosa di raro anche se contiene una musica che tutto sommato ha elementi di forte riconoscibilita' e che gli scettivi potrebbero ricondurre ad un lavoro ordinario. La rarita' e' nel proporre un CD di moderno mainstream garantendo nello stesso tempo questa piacevolezza d'ascolto e questa freschezza. Bartoccini non e' l'ultimo arrivato, ne' lo sono gli altri componenti del quartetti con con lui qui suonano (Max Ionata al sax tenore, Pietro Lussu al pianoforte e Marco Valeri alla batteria), quindi nel tempo ha potuto imparare - e mette qui in pratica - come fare un jazz di marca sostanzialmente tradizionale nelle forme ma attualizzato nella pulizia e in una proposta formalizzata con qualche europeismo post-bop in piu'. L'interplay del lavoro e' complessivamente notevole ed e' anche frutto degli incontri tra ciascuno dei musicisti coinvolti, e si realizza non solo nel "suonare assieme" avvertibile nei termini di una bella distanza da progetti in cui singole individualita' vanno spavaldeggiando tra i micro microsolchi, ma anche nella misura degli interventi, che e' anche rispetto del contesto, e che e' caratteristica propria di artisti e progetti maturi. Insomma, a chi scrive il tutto piace, ma al di la' dei gusti personali il punto e' che un rassicurante jazz di maniera come pure questo per molti versi e' non basta in se', come centinaia di prove dimostrano, a produrre un risultato che sia anche valido autonomamente e che si ritagli il proprio diritto a stare in una discoteca personale senza star li' a replicare.

Pier Luigi Zanzi

The Jazz Yearboook 2010

Il jazz, quasi sempre, ha in sè una vena di malinconia, nel senso che, a prescindere dall’ambito jazzistico in cui i suoi esponenti si muovono, c’è presente, sempre, una sottile inquietudine, un “qualcosa” che conduce l’ascoltatore a riflettere: su sè stesso, piuttosto che sull’ambiente circostante, sulla vita, piuttosto che riguardo ad un avvenimento specifico.

Insomma si potrebbe dire che la musica jazz ha una componente umorale molto forte: in base agli stati d’animo evoca immagini differenti per cui, ad esempio, ciò che per alcuni può essere relax, pacatezza, pace interiore, per altri invece può trattarsi di malumore, sofferenza, anche solo apprensione.

Nel caso dell’album di Gerardo Bartoccini, questo Bye Bye Lazybird, l’apertura, almeno per chi ascolta, dice grandi spazi, estate, aria di libertà, cieli limpidi, insomma, una serie di sensazioni positive; non è un caso, peraltro, che al brano Tesi, che apre l’album suscitando le suddette sensazioni, segua non, come generalmente capita, un brano lento, intimista, riflessivo, bensì Amigo Cohiba, altro pezzo arioso, che se vogliamo canalizza le immagini iniziali verso aree geografiche più precise ed individuabili.

L’effetto è dovuto ad un’accoppiata basso/batteria che davvero non dà tregua, in continuo movimento, cosi che pianoforte e sax vengono quasi trascinati in una sorta di vortice sonoro dal quale si esce, allora si con la necessità di prendersi una pausa, solo con il terzo brano, Il piccolo Luca, alcuni minuti “pennellati”, abbozzati, in cui ogni strumento regala qualcosa di sè ma senza esagerare, quasi con noncuranza.

È solo un attimo, ovviamente, perchè il brano successivo, che da il titolo all’album, riprende con piglio deciso il discorso iniziale: ritmi serrati, groove che “gronda”, una ricerca continua di spazio, quasi che gli strumenti volessero uscire prepotentemente da una immaginaria gabbia per spaziare senza freni.

Il quartetto davvero non lesina le energie, offrendo ampi squarci della propria capacità e consegnando all’ascoltatore un lavoro che spazia, davvero a 360°, sui più disparati moduli interpretativi; non una sorta di “concept album”, comunque, bensì un patchwork, un collage, un assemblaggio di umori e di impressioni differenti, a volte contrastanti e tuttavia sempre ben amalgamate.

Luminoso, solare, di ampio respiro.

Andrea Romeo

L'isola che non c'era

http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/bye-bye-lazybird/