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| Gerardo Bartoccini · Bye Bye Lazybird (Dodicilune 2010) | ||||||
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Musicians: Max Ionata - tenor sax Tunes: Tesi - Amigo Cohiba - Il piccolo Luca - Bye Bye Lazybird - Joker - Oikos - Aglio Eolio - Opus Incertum - Hale Bop II (all composed by G.Bartoccini) |
Sample audio clips:
1. Official site:
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| Introduction / Presentazione | ||||||
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“Bye bye lazybird” è il mio terzo CD da leader. Segue “Denti di velluto”, pubblicato nel 1997, e “Twilight”, pubblicato nel 2002. Contiene una raccolta di brani originali, frutto della mia ricerca compositiva degli ultimi anni. Le atmosfere spaziano dallo swing al latino, dal funk al jazz waltz, con una matrice comune dovuta al suono e allo stile interpretativo del quartetto. Non è un disco di un contrabbassista: la mia passione per la composizione mi porta a privilegiare l’organizzazione e l’architettura dei brani piuttosto che il mio aspetto solistico. Il quartetto nel suo organico attuale rappresenta la forma migliore per l’interpretazione di questi brani, riuscendo a fondere il legame con la tradizione e l’approccio personale all’esecuzione. Devo ringraziare Max, Pietro e Marco per l’energia e l’ispirazione che hanno saputo mettere nell’interpretazione dei brani. Il materiale non è stato scritto “per il CD”. Ogni brano ha una sua storia. “Tesi” è un brano scritto a tesi, nel tentativo di utilizzare quasi esclusivamente, durante il brano, la stessa figura armonico-ritmica, modulata e traslata al servizio della melodia. In “Amigo Cohiba” ho tentato di inserire le armonie e melodie del mio mondo in un ritmo di ispirazione cubana. “Il piccolo Luca” è un jazz waltz dedicato al mio nipotino, composto subito dopo la sua nascita. “Bye Bye Lazybird”, direttamente ispirato allo standard “Bye Bye Blackbird” e al brano di John Coltrane “Lazybird”, non contiene, al suo interno, nessuna citazione esplicita dei due brani. Completano il CD “Joker”, brano latino, “Oikos”, brano lirico su tempo rubato, “Aglio Eolio”, uno swing un po’ retro’, una sorta di omaggio agli anni 50-60, “Opus Incertum Q”, blues in 6/8 dedicato a Stanley Kubrick, e “Hale Bop II”, un funk in 7/8 sulla falsariga di un brano incluso in “Twilight”. “Bye bye lazybird” is my third CD as a leader. It follows “Denti di velluto”, released in 1997, and “Twilight”, released in 2002. It features a number of original tunes, fruit of my research as a composer during last years. Tunes’ atmospheres go from swing to latin, from funk to jazz waltz, with a shared matrix due to sound and quartet’s interpretative style. It’s not a double bass player record: my passion for composing lets me to privilege tunes’ organization and architecture rather than my soloist aspect. Current quartet personnel represents the better form for tunes’ interpretation, being able to blend jazz legacy with execution personal approach. I have to thank Max, Pietro e Marco for the energy and the inspiration they put in tunes’ playing. The repertoire has not been written “for the CD”. Each tune has got its own story. “Tesi” is a thesis tune (“Tesi” in italian), written with the aim to use almost exclusively, during the tune, the same harmonic-rhythmic figure, modulated and transposed according to melody. In “Amigo Cohiba” I tried to put my own world’s harmonies and melodies in a Cuban-inspired rhythm. “Il piccolo Luca” is a jazz waltz dedicated to my little nephew, composed just after his birth. “Bye Bye Lazybird”, directly inspired to the standard “Bye Bye Blackbird” and to John Coltrane’s tune “Lazybird”, doesn’t contain any explicit quoting of both tunes. The CD also features “Joker”, a latin tune, “Oikos”, a lyrical tune on a tempo rubato, “Aglio Eolio”, an old-fashioned swing tune, a sort of tribute to 50’s-60’s, “Opus Incertum Q”, a 6/8 blues dedicated to Stanley Kubrick, and “Hale Bop II”, a 7/8 funk tune, based on a tune featured in “Twilight”. Gerardo Bartoccini |
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| Reviews / Recensioni | ||||||
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Ascoltare un cd non dall’inizio ma dal brano che gli dà il titolo. E’ il consiglio per chi si trovasse di fronte a Bye Bye Lazybyrd, titolo che suona a metà fra Bye Bye Baby della Monroe e Blackbyrd dei Beatles; ma che non deve trarre in inganno: si tratta di jazz a tutto tondo. Il particolare riferimento è alla quarta traccia del cd edito dalla Dodicilune che contiene un brano ben rappresentativo della poetica musicale di Gerardo Bartoccini, a cui l’album è intestato.
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C'era una volta l'America ed il jazz che sconvolgeva anche le viscere. Sembra, da qualche tempo a questa parte e fatte le dovute eccezioni, che il baricentro della musica afroamericana si sia spostato nel "Vecchio Continente". E dall'Italia giungono segnali sempre più positivi – fatte sempre le dovute eccezioni, però – a rimarcare tale assunto.
Tra le felici novità del nostro Paese, può annoverarsi, senza dubbio alcuno, Gerardo Bartoccini che, nonostante abbia un bel fardello d'esperienze (anche rockettare) sulle spalle, è al suo primo disco da leader assoluto. Bye Bye Lazybird, licenziato dall'attenta e lungimirante Dodicilune, nasce interamente dalla sua penna: nove composizioni che masticano il modern mainstream, svecchiandolo dalle ragnatele del passato e spolverandolo con una buona dose di raffinati colori europei.
Si avverte subito l'humus favorevole tra i quattro musicisti, tutti all'altezza. Il sound non è mai imbrigliato nell'autoreferenzialità degli improvvisatori. Tra il leader e Pietro Lussu il sodalizio è già da tempo consolidato, compagno d'avventura del Gerardo Bartoccini 4tet. Il pianista romano ha tecnica e talento da vendere e riesce a muoversi, senza macchia, tra stili differenti. Prova ne è Amigo Cohiba dove accarezza stride, latin e folate tristaniane, con perfetta conoscenza delle reciproche sfumature.
Max Ionata sa guidare il suo sassofono con un timbro seducente ed un linguaggio personale post-bop. L'ottima fantasia ritmica di Marco Valeri, dà un sostegno solido ed imprescindibile. Bartoccini, oltre a mostrare la sua padronanza dello strumento ed un grande senso ritmico, palesa una grana di suono molto ricca ed una verve compositiva di vaglia.
In Bye Bye Lazybird non si fanno esperimenti, perché non ce ne è bisogno. La musica scorre con incredibile piacevolezza, anche nell'ambito di rassicuranti armonizzazioni mainstream. Tra i nove brani spiccano anche Il Piccolo Luca una ninna nanna con un intro di piano ad effetto carillon che dà voce ad una suadente ballad/waltz dove il contrabbassista romano si ritaglia lo spazio per un solo dalla lucente cantabilità. Nella title –track è poderoso l'interplay del quartetto, che funziona al meglio e Ionata spreme il succo del sassofono. La bella Joker, dal trattamento armonico molto moderno, che si muove con scioltezza sui tasti di Lussu, autore di interventi di particolare spessore su tempi differenti ed alternati. Bartoccini curva la materia sonora nell'audace Oikos con i timbri che migrano da uno strumento all'altro, arpeggiati e diluiti.
Un disco che pone in evidenza la maturità del contrabbassista e che suona privo di luoghi comuni e strutture desuete ed è ottimamente confezionato.
Alceste Ayroldi per Jazzitalia
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Secondo alcune abitudini, per quanto riguarda la musica afroamericana, lo spettro di Miles Davis si aggira di frequente nei vari dischi di jazz usciti negli ultimi anni. Gerardo Bartoccini valente bassista nostrano, licenza per la Dodicilune un'ottimo lavoro, ricco di sfumature davisiane(periodo '63-'67), dal suono caldo, e trova nei suoi compagni d'avventura, Max Ionata al sax, Pietro Lusso al piano e Marco Valeri alla batteria, dei valenti musicisti che ne indicano una grande flessibilita' musicale. Con molte esperienze alle spalle (ha suonato con Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Heddie Henderson) il cd si fà ascoltare molto bene, gradevole nell'insieme, rimane efficace sia nei brani veloci che in quelli più lirici.
"Tesi", "Il piccolo Luca" e "Oikos" sono dotati di un feeling molto particolare e oculato, "Joker" e "Hale bop" si adagiano su terreni morbidi con trame sonore molto coinvolgenti. Prendendo spunto dai suoi padri putativi come Dave Holland e Glen Moore, il bravo Bartoccini organizza delle ottime session, per inpersonare uno spregiudicato jazz degli anni zero, con la consapevolezza di non sbagliare mai. Recensione di Maggioli Giuseppe
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Non sono molti i jazzisti italiani ben conosciuti in terra britannica. Specialmente se non siano gia' affermati. Se la scena del Regno Unito da una parte puo' risultare piuttosto chiusa, e dall'altra certamente la posizione geografica avvantaggia di piu' i musicisti francesi, che non devono far alttro che attraversare la Manica per venire a suonare qui e farsi cosi' conoscere, tuttavia chi come chi scrive bazzica l'italico suolo per 3-4 mesi all'anno sa che di contro i giovani jazzisti italiani stanno bene nel loro orticello, riescono a suonare in un certo numero dei tantissimi festival che spopolano lungo la Penisola praticamente durante tutto l'arco dell'anno, favoriti dalle condizioni climatiche, e sono pochissimi quelli che vincono la pigrizia di spostarsi fuori dall'Italia, avendo semmai come meta l'irraggiungibile mito degli USA. Ecco che di Max Ionata ci arrivano gli echi di rimbalzo addirittura dal Giappone, anziche' direttamente dalla madrepatria, ed in questo modo ci giunge notizia anche di questa formazione del contrabbassista Gerardo Bartoccini, con Pietro Lussu al piano e Marco Valeri alla batteria. Un gruppo dinamico, nel quale, se la partecipazione occasionale di Ionata diventa la punta di diamante di questa nuova uscita, il collante e' certamente sempre rappresentato dal leader Bartoccini e dal piano di Lussu, presente fin dal disco d'esordio, "Twilight". Composizioni tutte del contrabbassista, con gran lavoro di Valeri in Tesi, i colori latini di Amigo Cohiba, la delicata Il piccolo Luca con andamento in tre movimenti e sentito assolo di Bartoccini, un'interessante rilettura di Bye Bye Blackbird, qui trasformata in Bye Bye Lazybird con splendide imporovvisazioni, quindi Joker, con un'avvincente introduzione del contrabbasso, l'energica esposizione di Oikos, che lascia spazio all'improvvisazione del piano. E ancora i blues lenti Aglio Eolio, dove non manca una punta di ironia, e Opus Incertum Q, il primo in tonalita' maggiore e l'altro in minore, e per finire una nuova versione di Hale Bop (II), brano gia' presente nel primo album che ospitava la tromba di Eddie Henderson, e su cui qui Ionata non sfigura per niente. Un disco che e' un buon ambasciatore del jazz italiano. Andrew Rigmore |
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Terzo CD in ordine di tempo, il presente Bye Bye Lazybird, segue Denti di velluto del 1997 e Twilight del 2002. Quasi otto anni di distanza dall'ultima pubblicazioone di Bartoccini nelle vesti di band leader, hanno permesso a quest'album di esibire una notevole crescita stilistica ed una piena maturita' artistica. I nove brani in scaletta sono tutti originali e offrono una visuale completa di tutte le sfumature compositive di questo eccellente contrabbassista, capace di infondere al jazz sfumature latin, funk e post bop. La struttura base del quartetto con pianoforte sembra congeniale per la scrittura di Bartoccini, che nelle vesti di strumentista si ritaglia un ruolo del tutto consustanziale alle partiture, senza compiere colpi di testa. Le diverse ispirazioni di mondi musicali esplorati o tutti da scoprire emergono in tracce come Amigo Cohiba, dagli evidenti intenti cubani e nella funkeggiante Hale Bop II. Affascinante il recupero della figura ritmica in 6/8, capace di creare un incedere fascinoso alla misteriosa Opus Incertum Q. I momenti piu' intensi, dal punto di vista emotivo, affiorano tuttavia nell'omaggio accorato a Coltrane in Bye Bye Lazybird e nella dolcissima Il piccolo Luca. Simone Bardazzi Audiophile sound http:/www.audiophilesound.it/ |
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Questo disco realizza qualcosa di raro anche se contiene una musica che tutto sommato ha elementi di forte riconoscibilita' e che gli scettivi potrebbero ricondurre ad un lavoro ordinario. La rarita' e' nel proporre un CD di moderno mainstream garantendo nello stesso tempo questa piacevolezza d'ascolto e questa freschezza. Bartoccini non e' l'ultimo arrivato, ne' lo sono gli altri componenti del quartetti con con lui qui suonano (Max Ionata al sax tenore, Pietro Lussu al pianoforte e Marco Valeri alla batteria), quindi nel tempo ha potuto imparare - e mette qui in pratica - come fare un jazz di marca sostanzialmente tradizionale nelle forme ma attualizzato nella pulizia e in una proposta formalizzata con qualche europeismo post-bop in piu'. L'interplay del lavoro e' complessivamente notevole ed e' anche frutto degli incontri tra ciascuno dei musicisti coinvolti, e si realizza non solo nel "suonare assieme" avvertibile nei termini di una bella distanza da progetti in cui singole individualita' vanno spavaldeggiando tra i micro microsolchi, ma anche nella misura degli interventi, che e' anche rispetto del contesto, e che e' caratteristica propria di artisti e progetti maturi. Insomma, a chi scrive il tutto piace, ma al di la' dei gusti personali il punto e' che un rassicurante jazz di maniera come pure questo per molti versi e' non basta in se', come centinaia di prove dimostrano, a produrre un risultato che sia anche valido autonomamente e che si ritagli il proprio diritto a stare in una discoteca personale senza star li' a replicare. Pier Luigi Zanzi The Jazz Yearboook 2010
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