Gerardo Bartoccini with Eddie Henderson · Twilight (YVP Music 2002)

Musicians:

Enrico Bracco - guitar
Pietro Lussu - piano
Gerardo Bartoccini - double bass
Armando Sciommeri - drums
Eddie Henderson - trumpet

Tunes:

The tuscian - Brad (E.Bracco) - Equivox - Mallets - Century - Svincoli - Hale bop - Akira - Twilight - The tuscian reprise
(all by Bartoccini except as indicated)

Samples:

The Tuscian.MP3 (504 KB)
Equivox.MP3 (438 KB)
Mallets.MP3 (317 KB)
Century.MP3 (474 KB)
Hale Bop .MP3 (460 KB)
Twilight.MP3 (753 KB)
The Tuscian reprise.MP3 (334 KB)

Sheets:

Akira, Century, Equivox, Hale bop, Mallets, Svincoli, The tuscian, Twilight

Links:
http://www.yvp-music.de/3099.htm

 

Introduction / Presentazione

This is the second cd that I have done as a leader of a band. We recorded the previous one "Denti di velluto" under the name of Frau Gruber quartet, in october 1997. Every cd is the stage of an artistic path. For a jazz musician such a path is based on the growth/evolution of one's improvising qualities, but, especially for those who are interested as I am in projects and composer aspects, doing a cd can help in closing an "era" and opening a new one. The quartet with Enrico, Pietro and Armando has endured more than six years. We have concentrated on the execution of original tunes, mostly written by me, whose style has been changing over the years, as a result of milestones laid over the course of time. This is why this cd is so different from "Denti di velluto". We couldn't leave that tunes until they have been recorded on a cd. This time we focused on more rhythmic differences between tunes, and Eddie Henderson helped us with his "elegance" adding the voice we needed form a timbre point of view. I hope that this cd will match our purposes, which are to bring pleasure to the listener and suggest new horizons to us.

E' questo il secondo cd realizzato con un gruppo da me "diretto". Il precedente "Denti di velluto" a nome del quartetto Frau Gruber lo registrammo nell'ottobre 1997. Ogni cd è una tappa di un percorso artistico. Nel caso di un musicista jazz tale percorso è fondato sulla crescita e/o l'evoluzione delle proprie qualità di improvvisatore, ma, specialmente per quei musicisti, come me, interessati anche all'aspetto progettuale e compositivo, la realizzazione di un cd può servire a chiudere un'"era" aprendone una nuova. Il quartetto con Enrico, Pietro e Armando dura ormai da più di sei anni. Con loro ci siamo concentrati sull'esecuzione di brani originali, la maggior parte di mia composizione, il cui stile è però continuamente cambiato durante gli anni, proprio in virtù delle pietre miliari poste nel corso del tempo. E' per questo che questo cd è molto diverso da Denti di Velluto. Non siamo riusciti a staccarci da quel repertorio finché non abbiamo potuto fissarlo su cd. Stavolta abbiamo puntato su una maggiore differenziazione dei brani dal punto di vista ritmico, e ci siamo avvalsi dell'aiuto del grande Eddie Henderson, che ha aggiunto con la sua classe la voce che ci mancava dal punto di vista timbrico. Mi auguro che questo cd riesca a soddisfare i motivi per cui lo abbiamo realizzato, e cioè procurare piacere all'ascoltatore e suggerire nuovi orizzonti agli esecutori.

Gerardo Bartoccini

Liner notes / Note di copertina

To listen to the music of Gerardo Bartoccini is equivalent to looking him straight in the eyes. A clean face lent to jazz for a lifetime: long night sessions in a Rome hot and humid even in December, venues that pay a tenner and a beer at the bar, if you are lucky. Gerardo Bartoccini was always there, head down and strings out, his hot and reassuring sound, far from the schizophrenia of the muscles of jazz, has always suggested concepts to me, more than words. The harmony, the sound, the blues... and so on. I was there when Charlie Haden asked "what's the name of this guy who plays this music so well" even though it's not part of his gens: but in fact it is his. It always has been. The swing of his smile, light and melancholy, like a sunday spent in bed, reminds me of his kaleidoscopic and luminescent music: The Tuscian or Hale bop stand firmly on the two feet of jazz, America and Europe with a crystal-clear Eddie Henderson in the middle, not just another guest player, but another color in the palette of the quartet. The concrete lightness of this cd would have pleased the Italo Calvino of "Lezioni americane". The sound of Gerardo Bartoccini, his tenacious and gentle music, will enter your room like a friend who deserves the best of treatment.

Ascoltare la musica di Gerardo Bartoccini equivale a guardarlo dritto negli occhi. Una faccia pulita in prestito al jazz da una vita: lunghe sessions nella notte di una Roma calda e umida anche a dicembre, locali che pagano due lire e birra al bancone, se tutto va bene. Gerardo Bartoccini era sempre lì, faccia in basso e corde in fuori, il suo suono caldo e rassicurante, distante dalle schizofrenie dei muscolosi del jazz mi ha sempre fatto venire in mente concetti, non parole. L'armonia, il suono, il blues… e così via. Ero lì quando Charlie Haden chiese come si chiamasse quel ragazzo che suona così bene quella musica che geneticamente non gli appartiene: ma invece è sua. Da sempre. Lo swing del suo sorriso, leggero e malinconico come una domenica passata a letto mi riporta alla sua musica caleidoscopica e luminescente: The Tuscian o Hale bop, ben salde su tutti e due i piedi del jazz, L'America e L'Europa con un Eddie Henderson cristallino nel mezzo, non il solito ospite ma un colore in più nella palette dei Fra Gruber quartet. La concreta leggerezza di questo disco sarebbe piaciuta all' Italo Calvino di Lezioni americane. Il sound di Gerardo Bartoccini, la sua musica tenace e gentile, entrerà nella vostra stanza come un amico per cui vale la pena tirare fuori il servizio buono.

Francesco Màndica

Reviews / Recensioni

Il gruppo del contrabbassista romano Gerardo Bartoccini è attivo da tempo e la loro musica possiede l`almagama che deriva dall'affiatamento degli anni passati a suonare insieme. Gli altri membri del quartetto sono noti per le loro collaborazioni con altri musicisti italiani, come il pianista Pietro Lussu, pedina stabile del gruppo di Rosario Giuliani. Sono tutti strumentisti capaci; la loro forza non risiede nel virtuosismo esasperato, bensì nella capacità di improvvisare con molta partecipazione sulle ispirate composizioni del leader.

Su Twilight, è ospite Eddie Henderson, il trombettista americano che ha militato nelle formazioni di Herbie Hancock, Max Roach, Elvin Jones, Joe Henderson, McCoy Tyner e Art Blakey, e noto nel nostro paese anche per la sua collaborazione con il sassofonista Piero Odorici. La sua presenza non è invadente, Henderson, con la sua enorme esperienza, ravviva la musica del quartetto senza usare i suoi interventi assoli per trasformare il CD in uno "one man show". Certo, i suoi sovracuti sono irragiungibili per tanti colleghi, ma Henderson li sa distribuire, con perizia e senza strafare, al punto giusto delle sue improvvisazioni.

Le sue cose più belle sono nel brano di apertura, "The Tuscian", un brano di stile hard bop, e su "Hale Bop", una composizione che ricorda il funk di Herbie Hancock degli anni `60, senza dimenticare la title-track, una ballad eseguita in quartetto, senza chitarra, in cui Henderson suona con la sordina dando alla musica un feeling immenso. L´intero CD funziona anche nei pochi brani in cui Henderson non è presente, nei quali sono la chitarra di Enrico Bracco e il piano di Pietro Lussu a mettersi in evidenza.

Bartoccini dimostra di avere una mano felice nello scrivere e nell`organizzare le sue composizioni. Presenta delle atmosfere molto varie che guardano al mainstream jazz odierno in modo globale, dall`Europa agli Stati Uniti, dal free (alcuni momenti in "Century") al funk.

Valutazione: * * *

(Vittorio Lo Conte - All About Jazz Italia)
http://www.allaboutjazz.com/italy/reviews/R1202_085_it.htm

Attivo dal 1995, questo gruppo sotto il nome di Frau Grüber Quartet comprende Enrico Bracco alla chitarra, Pietro Lussu al piano, Armando Sciommeri alla batteria e Gerardo Bartoccini al contrabbasso – quest'ultimo anche leader nonché compositore di quasi tutti i brani – giovandosi per questa incisione dell'autorevole presenza del trombettista Eddie Henderson.

Pregnanti le impressioni evocate da questo lavoro, che, aperto da due colpi di batteria, dispiega già dal primo brano, Tuscian, un omaggio bop alla "Tuscia", la pittorica sottigliezza del microcosmo di Frau Grüber, con i suoi block chords frammentati, un ritmo slanciato, un garbato driving intriso dell'affiatamento tra basso e batteria. A ciò magistralmente si abbinano una tromba dal timbro brillante e dal variegato linguaggio tecnico posto a servizio di una grande fantasia improvvisativa, quella di Henderson, ed il fluido suono dell'elettrica, misurato e ricco nel suo fill solistico, ancor più evidente nel secondo motivo in sequenza, Brad, unico a firma del chitarrista Enrico Bracco , come potrebbe facilmente desumersi anche dalla particolare ed accurata eleganza delle sue note in partitura, un motivo affidato a varie modulazioni e frequenti cambi di mood ritmico, i quali non consentono di sostare troppo a lungo su alcuna delle due forme da cui il brano è animato, quella fusion ben gestita dall'elettrica, l'altra latin, ben sospinta dal contrabbasso di Bartoccini. Di pregio anche l'intimo connubio contrappuntistico tra chitarra e piano, quest'ultimo addirittura forse troppo sofisticato rispetto alla leggera costruzione del giro.

Di diversa fattura Equivox, introdotto da un martellante pedale di double bass, su cui ineffabilmente s'adagia l'unisono – équivox, con accentazione infatti diversa rispetto all'ambigua equivocità – di tromba e chitarra, di grande efficacia. Trascinanti gli interventi solistici del piano, che, con abile tocco, si sviluppano in estensione dando vita a semplici e reiterati disegni melodici, suffragati dalla schematica armonia delle shells di accordi. Fantasioso il timing di Sciommeri che denota agilità di mano e chiarezza espositiva di linee concettuali, per riportarsi alla scandita figura tematica dell'intro del basso e perdersi in un'appendice surreale alimentata, in epilogo, dall'effettistica minimale dell'elettrica di Bracco.

Atmosfera quasi da paesaggio urbano invernale in Mallets, sancita dai tonfi afoni dei martelletti di Sciommeri nonché dall'avvolgente incedere del basso che, in fase improvvisativa, prende per primo la parola con un intenso assolo dalla scorrevole cantabilità, mantenuta anche nei passaggi intermedi. Intenzionalmente schietta la narrazione della tromba, in sovrapposizione alla riproposizione tematica svolta dalla chitarra. Century provvede a cambiare ancora registro a favore di un morbido calypso giamaicano avviato dalla giocosa introduzione del contrabbasso. Si perde un po' di brio nelle improvvisazioni free alle quali si liberano chitarra e piano nei loro assolo, per poi riaversi grazie ancora ad un "gancio" provvidenziale del basso che riconduce tutto all'immediatezza del latin iniziale.

E' comunque Svincoli il brano più articolato dell'intero album, fin dalle prime battute in cui la chitarra si sostituisce al dittico piano?basso, ad accentare i tempi forti di un tema in quartine foggiato su un ritmo dispari, il quale si rivela solo in un secondo momento, attraverso il progressivo crescendo della batteria. Si placa di nuovo quando fa spazio all'ispirato assolo della chitarra, per poi declinare verso il piano che si abbandona divagando ripetitivamente fra le pieghe strutturali del brano, la cui ossatura resta imperniata sugli incessanti e variegati riffs di Sciommeri e l'equilibrio del basso di Bartoccini. Ma non poteva mancare un vivace blues, Hale-bop, in cui fa da latente sfondo il loop del basso, a creare, con il suo ritmo funky, un movimento lineare ed efficace, dove il vigore del linguaggio trombettistico di Henderson ha modo di prodursi nel suo repertorio di consumato solista, per un intervento degno di una magica esibizione live.

Avvio orientaleggiante per Akira, titolo che tradisce il regista ispiratore del pezzo, con Lussu ed Henderson che coniugano insieme una motivo lirico e profondo, al quale il basso prende parte raddoppiando la voce melodica, fino a svilupparsi in un solo puntuale, spigliato e ricco di spunti suggeriti dagli accordi della chitarra che adesso lo sostiene. Riprende impetuosa la tromba i cui prorompenti attacchi polarizzano l'attenzione dell'ascoltatore, per scivolare nella immancabile ripetizione finale del main.

Infine Twilight, slow intenso in cui Henderson espone ancora il volto intimo/languido della propria tromba, questa volta ammantata dal sound velato della sordina di cui è dotato il suo strumento. Altro pregevole solo di Bartoccini, sapientemente ritagliato all'interno del brano di sua composizione da cui prende titolo l'album, non a caso forse il pezzo più significativo, senza nulla togliere agli altri.

L'ultimo brano, limitandosi a riprodurre il primo in una versione più lenta e perciò più "dondolante" dell'apertura, racchiude in tal modo il quadro entro la sua ideale cornice.

Se tutti i componenti del quartetto riescono non solo a giocare bene il proprio ruolo all'interno della formazione, ma anche ad interpretare perfettamente i pezzi di cui Bartoccini è autore, la caratteristica peculiare del gruppo resta senza ombra di dubbio l'abilità del leader di concepire, con grande sensibilità, delle composizioni tali da lasciare a ciascuno lo spazio per esprimere appieno le proprie capacità, cosicché dalla combinazione delle diverse dinamiche scaturisce la personale impronta della band. E se in corrispondenza dell'incessante lavorío del band-leader dietro le quinte del gruppo, potrebbe sembrare che manchi a questo disco uno spazio apposito per la voce dei drums, ad un ascolto attento non sfugge invece come il backstage di volta in volta creato da Sciommeri attui tutte le potenzialità della sua tavolozza timbrica, specie in supporto proprio del contrabbasso di Bartoccini.

(Antonio Terzo - Jazzitalia)
http://www.jazzitalia.net/recensioni/twilight.asp

L'affascinante avventura di Gerardo Bartoccini, contrabbasssista e originale compositore di jazz contemporaneo e il suo quartetto con un ospite d'eccezione all'interno, il trobettista Eddie Henderson - guru del jazz nero americano. "Twilight" segue una strada esatta con una intensità ben precisa, un suono positivo, modale, avvolto da uno spirito sperimentale che fà bene al jazz italiano.Le 'curve' impossibili partono dalla gustosa tromba di Henderson e si sposano perfettamente con i giochi ritmici del gruppo ("The tuscian", "Century") elegante esempio di continuità musicale con l'ottimo Enrico Bracco alla chitarra. Un appassionato incontro tra dualismi di grande effetto, frammenti neojazzistici e atmosfere Blue Note anni '60 (Joe Henderson, Kenny Dorham in testa....) swingante colmo di riferimenti 'mobili'(Akira" e "Mallets") e supremi aromi cool!!! Senza modificare troppo la aspettative, Bartoccini si rivela un importante esponente di un percorso sempre affascinante, il grande sound afroamericano. Voto:[7/8]

www.windout.it

Contrabbassista romano, da molti anni attivo sulle scene, Bartoccini è un classico esempio di dedizione alla musica, senza altro a pretendere, senza smanie di ribalta e successo. Eppure lo meriterebbe, anche perchè non ha nulla da invidiare a suoi colleghi molto più famosi. "Twilight" è la prima opera a suo nome (per il resto ha collaborato con altri musicisti e inciso dischi a nome d'altri), ed è un bel sentire, intanto perchè sa bene Gerardo quale tipo di musica vuole, e cerca. Tanto anche a cagione del fatto che nove brani su dieci portano la sua firma (l'altro è del chitarrista Enrico Bracco), nonchè del lungo affiatamento del gruppo, nato con il nome di Frau Gruber Quartet, ed attivo sin dal 1995 (e vincitore di un paio di concorsi - con questo nome troverete un cd "Denti di Velluto" risalente al 1997). Pietro Lussu al piano e Armando Sciommeri alla batteria completano la band, ed ospite il grande trombettista di New York, Eddie Henderson (che in passato è stato tra i maestri di Bartoccini). L'intero disco non si discosta dai canoni di un jazz pulito e raffinato, intriso di belle ballad (da segnalare "Svincoli" e "Twilight") e reminiscenze da Blue Note anni sessanta (vedi "Hale Bop" in cui trova terreno fertile Henderson per un intarsiato assolo), senza ricerca di arzigogoli, ma nella dimostrazione della totale padronanza del suono e del feeling (solo così si possono rendere semplici anche brani più complessi come "Brad" o più particolari come "Equivox"). Va da sè che i momenti più intensi vedono all'azione Eddie Henderson, ma notevole è il lavoro di tutti (bravo anche Bracco preciso e melodioso), e il buon lavoro svolto da Sciommeri.

http://www.giorgiocoppola.it/news.php?id=1474